Nubifragi dopo il grande caldo: quando nasceranno i funghi?

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Nubifragi dopo il grande caldo: quando nasceranno i funghi?
Boletus edulis, una fungaia dopo buone precipitazioni alle soglie della stagione autunnale.

(data della redazione dell'articolo: 21 agosto 2026, ore 09.00)

Dopo settimane di caldo intenso e terreni spesso molto asciutti, il tempo è cambiato bruscamente su una parte dell’Italia. Tra ieri, giovedì 20 agosto, e le prime ore di oggi, venerdì 21, temporali molto forti hanno colpito soprattutto alcuni settori del Nord e della Toscana, mentre la fase perturbata è ancora in evoluzione. In Liguria il Tigullio è stato interessato da fenomeni particolarmente violenti, con segnalazioni locali di oltre 100 millimetri di pioggia in un’ora, allagamenti e decine di interventi dei Vigili del Fuoco. Sull’intera regione sono state registrate decine di migliaia di scariche elettriche. Forti temporali hanno raggiunto le prealpi bergamasche e la Toscana settentrionale, altri rovesci intensi hanno interessato il Friuli Venezia Giulia e in particolare la Carnia. Augurandoci che questa fase non arrechi danni importanti sul territorio della Penisola, per chi osserva il bosco e soprattutto per chi aspetta i funghi, la domanda viene quasi spontanea: dopo un’estate così calda, tutta quest’acqua, così intensa può finalmente rimettere in moto la stagione? La risposta è sì, ma con parecchie condizioni. E soprattutto non tutta la pioggia che cade dal cielo finisce realmente dove interessa ai funghi.

Acqua che scorre...

Può sembrare un paradosso, ma un suolo molto asciutto non è necessariamente un suolo capace di assorbire immediatamente grandi quantità d’acqua. Quando la pioggia arriva con intensità superiore alla capacità di infiltrazione del terreno, una parte dell’acqua scorre in superficie. Sui versanti può concentrarsi rapidamente lungo depressioni, sentieri, piste forestali e impluvi, lasciando zone relativamente poco bagnate a poche decine di metri da altre completamente sature. Dopo periodi asciutti può inoltre svilupparsi, in alcuni suoli forestali, una certa repellenza all’acqua dovuta a composti organici idrofobici. Non è un fenomeno uguale in tutti i boschi né in tutti i tipi di terreno: dipende dalla vegetazione, dalla tessitura, dalla lettiera e dalla storia meteorologica precedente. Uno studio pubblicato nel 2026 su Forest Ecology and Management ha mostrato, per esempio, risposte molto diverse sotto differenti specie arboree, con una maggiore sensibilità alla repellenza idrica dopo periodi secchi in alcuni popolamenti di conifere e un comportamento differente sotto varie latifoglie. Ecco perché un nubifragio da 50, 80 o persino 100 millimetri non equivale automaticamente a 50, 80 o 100 litri d’acqua utilmente immagazzinati in ogni metro quadrato di terreno forestale. Anzi, la prima fase di una pioggia torrenziale su terreno disseccato può essere sorprendentemente inefficiente. Una parte viene intercettata dalle chiome e dalla lettiera, una parte scorre lateralmente e una parte raggiunge rapidamente fossi e corsi d’acqua.

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Per la crescita dei funghi porcini la pioggia da sola non basta, ma non ne serve neanche troppa: è molto importante anche l’escursione termica nel suolo. Dopo una lunga fase calda, un deciso abbassamento delle temperature, soprattutto notturne, può raffreddare il suolo e contribuire all’innesco della fruttificazione.

Se però la precipitazione dura abbastanza, e non è solo un singolo evento temporalesco intenso, la situazione cambia. Con il progressivo inumidimento, la repellenza idrica tende generalmente a diminuire e l’acqua riesce a penetrare meglio. A quel punto diventa molto più importante ciò che succede nei primi 10-20 centimetri di terreno, cioè proprio in una delle fasce maggiormente interessate dall’attività delle radici fini e di molti miceli forestali, compresi quelli dei funghi porcini. Per il bosco, dunque, possono essere più preziose alcune ore di pioggia moderata e persistente dopo il temporale rispetto a un singolo rovescio violentissimo concentrato in mezz’ora.

Boletus aestivalis in ambiente appenninico dopo un temporale in faggeta.

Non arriva soltanto l’acqua: arriva anche il raffreddamento

C’è poi un secondo elemento fondamentale, spesso sottovalutato quando si parla di funghi: la temperatura del terreno. Il suolo che per settimane ha accumulato calore non si raffredda istantaneamente in profondità. Ma nei primi centimetri una precipitazione estiva importante può produrre variazioni molto rapide. Per raffrontarci con dati appurati, uno studio basato su nove anni di misurazioni in 21 stazioni della Francia meridionale ha documentato episodi nei quali la temperatura del terreno a 5 centimetri di profondità è diminuita di oltre 1,5 °C in appena dodici minuti; nei casi estremi osservati il calo ha raggiunto 6,5 °C. Si tratta, è bene precisarlo, di eventi di “soil-cooling rain” particolarmente marcati e non di una diminuzione che dobbiamo aspettarci sistematicamente in ogni bosco dopo ogni temporale. È però il principio ad essere interessante: una precipitazione abbondante a fine agosto può modificare contemporaneamente due variabili fondamentali per la fruttificazione fungina, aumentando l’umidità del suolo e abbassandone la temperatura. E dopo settimane molto calde questa combinazione può diventare biologicamente molto più significativa della semplice quantità di pioggia registrata dal pluviometro.

Boletus edulis dopo una giornata piovosa senza fenomeni con picchi intensi di rain-rate.

Il bosco era in attesa?

Durante una lunga fase siccitosa non bisogna immaginare il micelio dei funghi forestali come qualcosa che scompare per poi rinascere improvvisamente con la pioggia. Il sistema sotterraneo rimane presente, ma la scarsità d’acqua limita fortemente l’attività biologica e soprattutto la possibilità di investire risorse nella formazione dei corpi fruttiferi. Nei funghi ectomicorrizici, inoltre, entra in gioco la pianta simbionte: porcini, russule, lattari, amanite e moltissime altre specie dipendono dal rapporto fisiologico con gli alberi. Una lunga siccità estiva può quindi lasciare una vera e propria “eredità” sull'ecosistema. Studi di lungo periodo condotti nelle foreste mediterranee hanno mostrato che la produttività dei macrofunghi è particolarmente sensibile alle precipitazioni di fine estate e inizio autunno e che gli anni siccitosi possono a volte ritardare e ridurre la fruttificazione. Per Boletus edulis e altri funghi eduli, l’umidità del terreno e le precipitazioni della stagione di fruttificazione risultano tra i fattori più importanti. Questo significa anche che una sola perturbazione non può cancellare in ventiquattr’ore gli effetti di settimane di caldo, ma può però rappresentare l’innesco.

E allora: quando potrebbero nascere i porcini?

Qui è necessario essere prudenti, perché non esiste un cronometro valido per ogni bosco e, soprattutto, non esiste una formula del tipo “piove oggi, porcini fra dieci giorni”. Per i Boletus la risposta può variare molto in funzione della quantità d’acqua realmente assorbita dal terreno, della temperatura del suolo, dell’altitudine, dell’esposizione, del tipo di bosco e delle condizioni nelle settimane precedenti. Nei boschi che prima dei temporali conservavano già una certa umidità e nei quali il micelio era nelle condizioni fisiologiche adatte, qualche prima comparsa può quindi verificarsi già durante la prima settimana o all’inizio della seconda. In quota, dove i terreni partivano da temperature più basse e in alcune aree avevano conservato maggiore umidità, la risposta potrebbe essere più rapida. In teoria, dopo una lunga fase calda e siccitosa, invece, per una nascita più consistente di porcini è ragionevole guardare soprattutto alla seconda e alla terza settimana. In termini pratici, 12-18 giorni rappresentano quindi una buona finestra centrale da tenere sotto osservazione, senza trasformarla però in una regola matematica. Un versante fresco e ombroso, un bosco di quota o un terreno profondo possono reagire diversamente da un castagneto esposto al sole o da un suolo sottile e molto drenante. Anche pochi chilometri, o alcune centinaia di metri di dislivello, possono spostare sensibilmente i tempi. Da qui nascono anche i molti detti dei cercatori che provano a trasformare pioggia, ore di sole e giorni trascorsi in un calendario delle nascite. Sono formule nate dall’esperienza locale e possono contenere un fondo osservativo, ma non esiste un’equivalenza scientifica fra un certo numero di ore di sole e altrettanti giorni necessari alla nascita dei porcini. Il bosco non conta le ore: risponde all’evoluzione combinata di acqua disponibile, temperatura del terreno, evaporazione, esposizione e stato fisiologico del micelio. Per questo, dopo i nubifragi di questi giorni, il vero conto alla rovescia non parte semplicemente dall’ultimo tuono: parte dal momento in cui il terreno si è realmente bagnato e ha iniziato a raffreddarsi.

La parola decisiva è dunque “sempre che”.

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Quali funghi potrebbero reagire?

Anche in questo caso sarebbe sbagliato promettere una “buttata di porcini” semplicemente guardando la carta delle precipitazioni. Una nuova fase umida può riattivare progressivamente sia funghi saprotrofi, legati alla decomposizione della lettiera e del legno, sia molte specie simbionti, come appunto porcini, russule, amanite. La composizione delle nascite dipenderà però dal tipo di bosco, dall’altitudine, dalle temperature successive, dalla storia idrica del luogo e soprattutto dallo stato precedente del micelio. Per capire cosa succederà ai funghi, paradossalmente, i dati più interessanti non saranno soltanto quelli di oggi. Bisognerà osservare cosa accadrà nei prossimi cinque-dieci giorni, seguendo le previsioni di 3BMeteo. Se dopo queste precipitazioni seguiranno temperature meno esasperate, notti più fresche, umidità elevata e magari altre piogge meno violente ma distribuite nel tempo, la situazione potrebbe diventare molto favorevole alla ripresa dell’attività fungina in numerosi settori. Se invece torneranno rapidamente sole pieno, temperature elevate, vento secco e forte evapotraspirazione, una parte dell’acqua accumulata negli strati superficiali verrà nuovamente perduta e la risposta sarà inevitabilmente più modesta.

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