Funghi a settembre: è davvero il mese d’oro?

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Funghi a settembre: è davvero il mese d’oro?
Boletus edulis, ritrovamento in un bosco misto di faggio ed abete bianco, Appennino Emiliano.

Settembre porta con sé una fama quasi leggendaria: per molti cercatori è il mese delle grandi buttate, dei cestini che tornano colmi. Eppure i funghi non conoscono calendario, e fruttificano lungo tutto l'arco dell'anno assecondando specie, ambiente e andamento meteorologico. A rendere questo mese così singolare è piuttosto l'intreccio di stagioni che vi si sovrappongono: mentre in quota alcune specie autunnali sono già in piena attività, nei boschi più caldi e bassi proseguono — o appena cominciano — le nascite d'impronta estiva. Pioggia e temperature clementi allargano le possibilità senza promettere nulla: un temporale non fa scattare un conto alla rovescia valido ovunque, perché ogni versante e ogni quota risponde con tempi propri. Il mese, allora, non si legge sul calendario. Si legge nei boschi: in quelli che hanno ricevuto l'acqua nella misura giusta e sanno ancora trattenerne le condizioni

La pioggia non è un cronometro

La letteratura scientifica conferma il ruolo centrale di precipitazioni e temperatura, ma spiega anche perché le previsioni troppo lineari finiscano per deludere. Le ricerche sulle produzioni fungine forestali hanno rilevato relazioni importanti fra disponibilità idrica, regime termico e quantità di raccolto: le piogge accumulate fra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, in particolare, si sono mostrate rilevanti per la fruttificazione dei simbionti ectomicorrizici, porcini compresi. Gli stessi studi introducono però una distinzione essenziale — le condizioni meteorologiche pesano assai più sulla quantità prodotta che sulla semplice probabilità di veder spuntare qualche esemplare: non esiste, insomma, una formula universale del tipo "piove oggi, i porcini nasceranno fra tot giorni" (che ci ripetiamo come un mantra...) Una pioggia che scende su un suolo ancora fresco e biologicamente attivo lavora in modo diverso dalla stessa acqua ricevuta da un terreno disseccato in profondità. E accanto alla quantità pesano la cadenza con cui le piogge si distribuiscono, la capacità del suolo di trattenerle, lo spessore della lettiera, la pendenza, il vento che segue e la temperatura: un temporale violento può ruscellare via e bagnare a chiazze, mentre una sequenza di piogge meno vistose mantiene più a lungo le condizioni utili. Perfino l'abbondanza d'acqua, quando si accompagna al freddo o al ristagno, non si traduce da sola in una raccolta più ricca.

Boletus edulis in una faggeta dell'Appennino toscano; inizio di settembre.

La stagione si sposta, ma non sempre dall’alto verso il basso

Nell’immaginario dei cercatori settembre segna spesso la discesa delle nascite dalle quote elevate verso i boschi più bassi. È una dinamica frequente, ma non una legge. Se agosto è stato piovoso in montagna, le prime settimane di settembre possono prolungare o rafforzare la fase produttiva dei boschi subalpini. Se invece le alte quote sono state battute dal vento, interessate da gelate precoci o raggiunte da precipitazioni insufficienti, l’attività può interrompersi rapidamente. Allo stesso tempo, una fascia collinare raggiunta da piogge ben distribuite può anticipare aree poste centinaia di metri più in alto. La quota va quindi letta insieme all’esposizione. I versanti settentrionali, le depressioni, i canaloni e i margini protetti tendono a conservare l’umidità più a lungo, ma possono anche raffreddarsi prima. Le esposizioni meridionali restano più calde e, quando dispongono di acqua sufficiente, possono continuare a ospitare specie legate alla stagione calda. A settembre il cercatore non dovrebbe inseguire un’altitudine astratta, bensì la fascia nella quale temperatura e acqua disponibile si sono incontrate nel modo giusto.

Peccete e conifere di montagna

Nei boschi di abete rosso delle Alpi e delle Prealpi settembre può rappresentare uno dei momenti più interessanti per Boletus edulis, soprattutto quando la lettiera non è secca e le temperature notturne si abbassano senza precipitare. Il porcino comune può comparire fra muschi, aghi e mirtilli, ma la presenza di questi elementi non è una garanzia: indica soltanto un habitat potenzialmente adatto. Nelle stesse formazioni possono essere osservati cantarelli (Cantharellus cibarius), russule (Russula vesca, Russula mustelina) e altre specie ectomicorriziche, ciascuna con tempi propri. In un bosco di conifere l’umidità percepita al tatto sulla superficie può trarre in inganno. Sotto uno strato di muschio ancora verde, il terreno può essere asciutto; al contrario, una superficie apparentemente poco bagnata può coprire uno strato organico che ha conservato acqua. Per questo le sole piogge registrate dalla stazione meteorologica più vicina non bastano: i temporali estivi e di fine stagione hanno distribuzioni molto irregolari, mentre chiome, vento e morfologia modificano ulteriormente ciò che arriva davvero al suolo.

La faggeta, cerniera fra estate e autunno

La faggeta è uno degli ambienti che meglio raccontano la transizione di settembre. Alle quote superiori può entrare presto nella fase autunnale; più in basso può conservare a lungo caratteri estivi. Boletus edulis è spesso il protagonista più atteso, insieme a Boletus aestivalis e Boletus pinophilus, ma non bisogna immaginare un fronte continuo. Le nascite possono occupare fasce ristrette, interrompersi sui dossi esposti e riapparire nei valloni o sui versanti opposti. Quando il terreno mantiene umidità e temperature compatibili, alle fruttificazioni dei porcini possono accompagnarsi russule, cantarelli e, localmente, le prime trombette dei morti, Craterellus cornucopioides. Il loro arrivo non segue però una successione identica in ogni annata. La comunità fungina risponde a più variabili e le specie simbionti non reagiscono necessariamente come quelle saprotrofe. Anche per questo l’osservazione di un singolo “fungo spia” non può sostituire la lettura complessiva del bosco.

Boletus edulis in un bosco misto di faggi e abete bianco in Appennino. Foto Nicolò Oppicelli
Boletus edulis in un bosco misto di faggi e abete bianco in Appennino.

Castagneti e querceti: l’estate può continuare

 Nei castagneti e nei querceti settembre non coincide sempre con un immediato cambio di stagione. Nei settori collinari ancora caldi possono proseguire le fruttificazioni di specie termofile o tipicamente estive, fra cui Boletus reticulatus e, nelle aree adatte, Boletus aereus. Sovente accompagnati dall'ovolo buono, Amanita caesarea. Dove invece le temperature sono già scese e le piogge hanno raggiunto anche gli strati meno superficiali, la composizione delle nascite può cambiare rapidamente. Il castagno è associato a numerosi funghi ectomicorrizici, ma la produttività di un castagneto non dipende dal nome dell’albero soltanto. Età e densità del soprassuolo, presenza di radure, gestione, spessore della lettiera, esposizione e caratteristiche del suolo concorrono a creare microambienti differenti anche a poca distanza. I margini aperti si scaldano e si asciugano più velocemente; le porzioni chiuse trattengono maggiore umidità, ma possono ricevere meno pioggia direttamente al terreno. Perciò lo stesso bosco può offrire segnali contrastanti nello spazio di poche decine di metri.

Le aree mediterranee e il Sud: non esiste un unico autunno

 L’Italia peninsulare e meridionale rende ancora più evidente l’errore di applicare un calendario nazionale alle fruttificazioni. Sull’Appennino le faggete d’alta quota possono reagire a un cambiamento di tempo quando le quercete sottostanti restano ancora calde e asciutte. Nei rilievi del Sud e delle isole le prime fasi interessanti possono concentrarsi nelle aree raggiunte da piogge efficaci, mentre territori vicini restano fermi. In altri casi l’avvio autunnale può slittare ben oltre settembre. Ciò non significa che il Mezzogiorno debba attendere sempre. Altopiani, massicci montuosi, versanti esposti alle correnti umide e boschi con suoli capaci di trattenere acqua possono entrare in attività anche mentre le zone costiere conservano condizioni pienamente estive.

Settembre non è soltanto il mese dei porcini

L’attenzione spesso quasi esclusiva riservata ai porcini rischia di restituire un’immagine molto impoverita di settembre. In questo periodo emerge, al contrario, una notevole varietà di specie, distribuite fra habitat e fasce altitudinali differenti. Non tutte compaiono contemporaneamente e non esiste un’unica successione valida per ogni bosco, ma proprio settembre può offrire una delle comunità fungine più ricche e diversificate dell’anno. Nei boschi di latifoglie ancora caldi possono continuare a fruttificare Amanita caesarea e numerose russule, fra cui Russula virescens, Russula aurea e Russula vesca.

Russula virescens, colombina verde; ottima specie commestibile.

Dove l’umidità si conserva più a lungo possono comparire i cantarelli, come Cantharellus cibarius e il più minuto Cantharellus friesii, insieme a Hydnum repandum, lo steccherino dorato. Negli stessi ambienti si possono incontrare anche Lactifluus volemus, diverse Ramaria, fra cui Ramaria botrytis, e numerose specie del genere Amanita. Nei boschi con betulle, pioppi e altre latifoglie entrano in scena anche i porcinelli, specie eduli da consumare dopo cottura prolungata. Leccinum versipelle è una delle specie classiche legata alle betulle, mentre Leccinum duriusculum è associato soprattutto ai pioppi. Sotto conifere e in altri boschi freschi possono invece comparire il fungo del pane, Albatrellus ovinus o numerose specie del genere Cortinarius da studio micologico. Radure, margini forestali e prati prossimi al bosco possono ospitare Macrolepiota procera, la comune mazza di tamburo, mentre con l’avanzare della stagione può comparire Infundibulicybe geotropa, spesso disposta in gruppi numerosi o in ampi cerchi. Queste specie non dipendono direttamente dalla simbiosi con le radici degli alberi, ma utilizzano la sostanza organica presente nel terreno e nella lettiera. Per questa ragione possono rispondere alle piogge con tempi differenti rispetto ai funghi ectomicorrizici.

Leccinum versipelle, uno dei cosiddetti "porcinelli" correlato alla presenza di betulle.

Settembre è importante anche per le specie legate direttamente agli alberi. Alla base di querce e castagni si possono osservare le grandi fruttificazioni di Grifola frondosa, mentre sui tronchi può comparire il meraviglioso Laetiporus sulphureus. La nota lingua di bue, Fistulina hepatica, una specie commestibile, è strettamente legata soprattutto a querce e castagni, mentre i funghi noti come chiodini, del genere Armillaria, sono tendenzialmente più tardivi. Una buttata scarsa di porcini, quindi, non equivale affatto a un bosco “senza funghi”. Può semplicemente significare che le condizioni non sono favorevoli alle specie del genere Boletus, mentre russule, amanite, cantarelli, idni, cortinari, leccini o lignicoli stanno seguendo una dinamica differente. Alcuni gruppi reagiscono meglio nei terreni ancora caldi, altri richiedono maggiore umidità, altri ancora dipendono soprattutto dal legno disponibile o dalle condizioni del proprio albero simbionte; ecco perché imparare a osservare l’intera comunità permette di leggere il bosco in modo molto più accurato.

Cosa può spegnere una fase promettente?

Dopo una pioggia favorevole, bastano alcune giornate asciutte e ventose per sottrarre rapidamente umidità alla lettiera e agli strati più superficiali del suolo. Un ritorno del caldo accentua l’evaporazione, soprattutto nei boschi radi e sui versanti soleggiati; al contrario, un brusco calo termico può rallentare le fruttificazioni già avviate, in particolare alle quote più elevate. Anche precipitazioni troppo insistenti possono compromettere i corpi fruttiferi emersi, accelerandone il deterioramento, mentre la saturazione prolungata del terreno può creare condizioni sfavorevoli. Per questo due periodi con lo stesso quantitativo complessivo di pioggia possono dare risultati completamente diversi. Non conta soltanto quanta acqua cade, ma come viene distribuita e che cosa accade nei giorni successivi. Temperatura, vento, umidità residua e durata delle condizioni favorevoli agiscono insieme, con risposte differenti secondo la specie, il tipo di bosco e le caratteristiche del suolo.

Video di inizio settembre in un castagneto subalpino, con una crescita di Boletus aereus.

Settembre: come viverlo in sicurezza

Settembre può essere il mese più completo dell’anno per chi cerca funghi. L’estate resiste nei querceti e nei castagneti più caldi, l’autunno comincia a farsi sentire nelle faggete, mentre alle quote maggiori la stagione può essere già avanzata. Questa sovrapposizione moltiplica le possibilità di incontro, ma porta nei boschi anche molti raccoglitori occasionali e, con loro, aumenta il rischio di errori. Tra le specie potenzialmente mortali, Amanita phalloides può fruttificare negli stessi boschi di latifoglie frequentati alla ricerca di porcini, ovoli e altri funghi commestibili. Non deve quindi essere considerata una presenza eccezionale o facilmente riconoscibile da chiunque. Una fotografia, un’applicazione o un confronto sommario non consentono di stabilire con sicurezza la commestibilità di un fungo. Quando rimane anche un solo dubbio, l’intero raccolto destinato al consumo deve essere sottoposto al controllo di un micologo, rivolgendosi agli Ispettorati micologici delle ASL. Gli esemplari sconosciuti, incompleti, deteriorati o raccolti troppo giovani non dovrebbero mai essere consumati.

Esemplari di varie dimensioni di Amanita phalloides, specie velenosa mortale. Foto Nicolò Oppicelli
Esemplari di varie dimensioni di Amanita phalloides, specie velenosa mortale.

La prudenza, però, non riguarda soltanto ciò che finisce nel cestino. A settembre le ore di luce diminuiscono, il terreno può diventare scivoloso e la nebbia può ridurre rapidamente la visibilità. Temporali, vento e bruschi cambiamenti del tempo rappresentano un rischio soprattutto in montagna. Prima di partire è quindi necessario controllare previsioni e allerte, scegliere percorsi adeguati alle proprie capacità, informare qualcuno dell’itinerario previsto e considerare il tempo necessario per rientrare prima del buio. Calzature adatte, abbigliamento adeguato e telefono carico sono parte integrante dell’escursione, non precauzioni superflue. Occorre inoltre conoscere e rispettare le disposizioni locali, che possono stabilire limiti quantitativi, giornate consentite, permessi e modalità di raccolta differenti. Raccogliere con attenzione significa anche non rastrellare la lettiera, non danneggiare il terreno e lasciare sul posto gli esemplari che non si conoscono o che non si intendono utilizzare. Settembre può dunque meritare il titolo di “mese d’oro”, ma non garantisce raccolti abbondanti in ogni territorio. Le piogge aprono una possibilità, senza trasformarsi automaticamente in una buttata; le temperature ne regolano i tempi, mentre suolo, esposizione e vegetazione determinano quanto a lungo l’umidità potrà conservarsi. Ogni bosco e ogni versante seguono una storia diversa. Il fascino di settembre nasce proprio da questa complessità. Per viverlo pienamente bisogna abbandonare il calendario rigido, osservare le condizioni reali e non lasciare che l’entusiasmo prevalga sulla prudenza. La raccolta più riuscita non è necessariamente quella con il cestino più pieno, ma quella che consente di tornare dal bosco in sicurezza, rispettandone gli equilibri e portando a tavola soltanto funghi identificati con assoluta certezza.

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