Panaeolus papilionaceus: caratteri e habitat

Panaeolus papilionaceus. È una specie saprotrofa. Comune, cresce su terreno grasso e concimato ed anche, frequentemente, direttamente sullo sterco…

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Panaeolus papilionaceus
Panaeolus papilionaceus — Fotografia tratta da Funghi in Italia.

Panaeolus papilionaceus (Bull.) Quél.

Sinonimi riportati: Panaeolus sphinctrinus (Fr.) Quél.; Panaeolus retirugis (Fr.) Gillet; Panaeolus campanulatus (L.) Quél.

Dove cresce e quando si incontra

È una specie saprotrofa. Comune, cresce su terreno grasso e concimato ed anche, frequentemente, direttamente sullo sterco animale (equino in particolare) in ambiente collinare e montano; a gruppi di numerosi esemplari; dalla tarda primavera ad inizio autunno.

Come riconoscere Panaeolus papilionaceus

Il cappello

Il cappello misura 1,5-3,5 cm. Abbastanza carnoso, da campanulato ad emisferico; margine liscio, spesso ornato da fini merlature biancastre; cuticola liscia, igrofana; da biancastra a grigio-argentea con clima umido, a biancastro-ocracea con clima secco.

La superficie fertile

L’imenoforo è formato da lamelle leggermente annesse al gambo, larghe, di colore grigiastro, maculate dalla maturazione a diverse tempistiche delle spore nerastre; infine nere con il filo biancastro. Sporata nerastra.

Il gambo

Il gambo misura 2-6 x 0,2-0,5 cm. È cilindrico, liscio, farcito poi cavo; concolore al cappello, con tonalità brunastre verso la base e bianco-farinose all’apice. Talvolta è ornato da un fugace velo biancastro.

La carne

Esigua, bianco-ocracea; senza odore o sapore rilevanti.

Osservazioni e differenze da conoscere

Panaeolus papilionaceus, P. spinchtrinus, P. retirugis, P.campanulatus erano considerate quattro specie molto simili fra loro, con differenti dimensioni sporali; tuttavia le differenze minime fra i taxa suggeriscono di inquadrarli come semplici forme ecologiche.

Commestibilità e cautele

Un tempo considerata specie potenzialmente tossica, senza documentazioni delineate; da considerarsi non edule.

Da dove viene il nome

Dal latino “papilio”, farfalla; per la tipica marezzatura e pruina delle lamelle, che ricordano per le sfumature e il disegno delle ali di farfalle.

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