Paxillus involutus: caratteri e habitat
Paxillus involutus. È una specie simbionte. Abbastanza comune lungo sentieri o in zone umide od erbose di boschi di latifoglie o conifere, dall’estate…
Paxillus involutus (Batsch) Fr.
Dove cresce e quando si incontra
È una specie simbionte. Abbastanza comune lungo sentieri o in zone umide od erbose di boschi di latifoglie o conifere, dall’estate all’autunno.
Come riconoscere Paxillus involutus
Il cappello
Il cappello misura 3-8 cm. La forma va da convesso a spianato o leggermente imbutiforme, con il margine fortemente involuto negli esemplari giovani; cuticola lucente a tempo secco, di colore bruno-olivastro o giallastro-nocciola; scurisce al tatto.
La superficie fertile
L’imenoforo è formato da lamelle decorrenti sul gambo e spesso unite fra loro; fitte, sono facilmente separabili dal cappello. Di colore giallo chiaro poi olivastro, si macchiano di bruno alla pressione. Sporata bruno-giallastra.
Il gambo
Il gambo misura 2-6 x 1-2 cm. È cilindrico o attenuato alla base, molto spesso ricurvo; pieno; bruno nocciola o giallastro; si macchia di fulvastro con l’età od al tocco.
La carne
La carne è soda, poi molle; di colore inizialmente giallastro, vira al taglio su toni grigio-brunastri, talvolta lentamente; con odore talvolta fruttato, talvolta sgradevole; sapore acidulo.
Osservazioni e differenze da conoscere
Questo fungo ha causato il decesso del micologo tedesco Julius Schäffer nel 1944, che ne aveva consumato in quantità e pasti ripetuti. Curiosamente, in alcune regioni italiane, questa specie è stata per lungo tempo consumata e raccolta per le conserve in composta. Con aspetto simile, altre entità prossime a Paxillus involutus, sono state recentemente descritte sulla base di differenti caratteri macroscopici e filogenetici.
Commestibilità e cautele
Specie imprevedibile e potenzialmente velenosa mortale. Può causare la sindrome paxillica o immunoemolitica, a lunga latenza, che può scatenarsi dopo pasti ripetuti o abbondanti, o anche a distanza di anni in seguito ad un nuovo consumo della specie.
Da dove viene il nome
Dal latino “involutus”, revoluto; per il margine del cappello.
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