Macrolepiota procera — mazza da tamburo
Macrolepiota procera. Mazza da tamburo, ombrellone, parasole. Specie saprotrofa; fruttifica in ambienti ricchi di humus, in boschi, praterie, radure…
Macrolepiota procera (Scop.) Singer
Nomi comuni: mazza da tamburo, ombrellone, parasole
Dove cresce e quando si incontra
Specie saprotrofa; fruttifica in ambienti ricchi di humus, in boschi, praterie, radure erbose, parchi, giardini; dalla pianura all’alta montagna, in periodi umidi, pochi giorni dopo abbondanti precipitazioni. Dalla tarda primavera all’autunno inoltrato, ma occasionalmente si ritrova anche in inverno.
Come riconoscere Macrolepiota procera
Il cappello
Il cappello misura 5-30 (40) cm. È carnoso, da sferico-ovoidale (dalla forma di una “mazza”) ad aperto, allargato, con umbone liscio e scuro nella parte centrale sempre presente e margine lievemente involuto, talvolta con residui fioccosi del velo parziale. Cuticola di colore bruno-grigiastro o argenteo-fuligginoso, tipicamente desquamata a scaglie irregolari scure e fibrillose su fondo biancastro.
La superficie fertile
L’imenoforo è formato da lamelle libere al gambo ed irregolari, molto fitte, sottili, abbastanza fragili, di colore biancastro; con l’età diventano leggermente brunastre. Sporata biancastra.
Il gambo
Il gambo misura 15-40 x 1-3 cm. È cilindrico regolare e bulboso alla base, si presenta allungatissimo già negli esemplari più giovani; da fibroso a cavo; è tipicamente screziato-squamato, mai liscio, di colore brunastro nella parte sottostante all’anello; biancastro nella zona apicale. L’anello, molto caratteristico, è distaccato, mai pendulo, tipicamente doppio, mobile; bianco; brunastro e fioccoso nella faccia inferiore.
La carne
Tenera e fragile nel cappello; fibrosa-fistolosa nel gambo; è di colore biancastro, talvolta debolmente rosata od imbrunente all’aria. Odore e sapore molto gradevoli, di nocciola tostata; sapore dolciastro nell’anello.
Osservazioni e differenze da conoscere
Nota col nome popolare di “mazza da tamburo” per la sua forma quando è giovane (ombrellone, parasole gli altri epiteti volgari più conosciuti), è fra le specie fungine che raggiungono le maggiori dimensioni. In condizioni climatiche ottimali, alcuni esemplari possono raggiungere i 60 cm di altezza del gambo, e superare persino i 50 cm di diametro del cappello! Si riconosce da Chlorophyllum rhacodes e Chlorophyllum olivieri, due specie a tossicità incostante, per le scaglie del cappello più ampie e profonde, gambo privo di zebrature e per la carne che assume toni rossastro-aranciati al taglio o scalfittura; Chlorophyllum molybdites, parimenti tossica, presenta invece lamelle con riflessi glauco-verdastri anche negli esemplari giovani. Affini a Macrolepiota procera, sono state descritte nei decenni numerose manifestazioni ecologiche, con carne arrossante all’aria (f. permixta), con gambo brunastro e vellutato privo di zebrature (f. fuliginosa), con aloni verdastri (f. pseudo-olivascens).
Commestibilità e cautele
Specie ottima commestibile; da consumare privata dello stipite fibroso (che è adatto all’essiccazione, per la riduzione in polveri aromatiche); è inoltre necessario consumarla dopo cottura completa, poiché cruda o poco cotta può risultare talvolta indigesta o dare luogo anche a lievi disturbi gastrointestinali a breve latenza.
Da dove viene il nome
Dal latino “procerus”, alto, slanciato; per le sue dimensioni.
Confronta con
Chlorophyllum molybdites · Macrolepiota excoriata · Macrolepiota mastoidea
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