Zecche nel bosco: prevenzione e rimozione corretta

Prevenire il contatto con le zecche, controllare pelle e indumenti, rimuoverle correttamente e sapere quando rivolgersi al medico.

Condividi
Ixodes ricinus fotografata in primo piano
Ixodes ricinus. Foto: WWalas / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0. Immagine non modificata.

Dall’archivio PFT 70, aprile 2017. Testo rivisto e aggiornato il 19 ottobre 2026.

Chi cerca funghi o tartufi frequenta anche prati, margini dei sentieri e vegetazione bassa. In questi ambienti è utile conoscere le zecche e inserire il controllo di pelle e indumenti nelle abitudini dell’uscita. Individuarle presto e rimuoverle correttamente conta più dei rimedi tramandati per farle staccare.

Il tema compariva nella rubrica PFT di Andrea Oppicelli «Le punture di zecca: come comportarsi». Le indicazioni sanitarie di questo adattamento sono state riviste su fonti attuali: il testo d’archivio non viene riproposto come una sequenza di consigli rimasta immutata nel tempo.

Un contatto da prevenire, non una malattia certa

Le zecche sono acari parassiti che si nutrono di sangue. Alcune possono trasmettere agenti infettivi, ma trovare una zecca non significa automaticamente essersi ammalati. Questa distinzione aiuta a mantenere un atteggiamento concreto: prevenzione durante l’uscita, controllo al rientro e attenzione a eventuali disturbi successivi.

L’erba e gli arbusti sono parti dell’ambiente da considerare quando ci si ferma o si attraversa un tratto fuori dal sentiero. Non è utile limitare l’attenzione al luogo esatto in cui si è trovato un fungo: anche gli spostamenti e le soste fanno parte dell’esposizione. Le precauzioni vanno quindi pensate per l’uscita nel suo insieme.

Abiti e comportamento lungo il percorso

Pantaloni lunghi, estremità coperte e abiti chiari sono fra le precauzioni indicate dall’ISS. Il colore chiaro facilita l’individuazione delle zecche sugli indumenti; evitare il contatto con l’erba alta ai margini del percorso riduce le occasioni di contatto. Non sono accorgimenti che rendono superfluo il controllo successivo.

Una piccola zecca fotografata sulla pelle di una mano
Le dimensioni possono rendere difficile individuare una zecca: il controllo al rientro va eseguito con attenzione. Fotografia dall’archivio PFT; specie non determinata in questa immagine.

Prima di portare gli indumenti negli ambienti domestici, è utile controllarli e scuoterli. È una fase diversa dall’ispezione della pelle: guardare soltanto i pantaloni non permette di sapere se una zecca si è già attaccata. Allo stesso modo, un controllo sommario delle sole zone esposte può lasciare inosservate altre parti del corpo.

Il controllo al rientro

La puntura può non essere avvertita. Per questo non bisogna aspettare prurito o dolore per cercare una zecca. Esamina con cura la pelle, comprese le zone che si vedono meno facilmente; se necessario, chiedi aiuto per quelle difficili da osservare. Trovato un esemplare, completa comunque il controllo del corpo.

Se la zecca è già attaccata, va rimossa prontamente. I CDC descrivono l’uso di una pinzetta pulita, preferibilmente a punte sottili, afferrandola vicino alla superficie cutanea e tirando con pressione regolare, senza strattoni. Bisogna evitare di comprimerne il corpo. Per gli estrattori specifici si seguono le istruzioni del dispositivo.

⚠️
Una rimozione semplice, senza rimedi improvvisati
Usa lo strumento adatto vicino alla pelle e non schiacciare la zecca. Olio, calore e altre sostanze per provocarne il distacco non sono una scorciatoia. Se non riesci a rimuoverla o hai dubbi sull’operazione, chiedi assistenza sanitaria.

Dopo la rimozione: osservare e riferire

Dopo averla rimossa, pulisci la zona e le mani. Annota la data e il luogo dell’uscita: sono informazioni utili da riferire al medico. Non serve trasformare il controllo della pelle in una diagnosi autonoma, né interpretare un intervallo di ore come una garanzia assoluta di assenza di rischio.

Un arrossamento che si estende, febbre o altri disturbi nelle settimane successive meritano una valutazione sanitaria. Il medico deve sapere della puntura e del luogo in cui potrebbe essere avvenuta. Esami e terapie dipendono dalla valutazione clinica, non dalla decisione di assumere autonomamente antibiotici dopo ogni escursione.

ℹ️
Che cosa dire al medico
Riferisci quando hai trovato la zecca, dove eri stato e quali cambiamenti hai osservato. Se compaiono febbre, un arrossamento in espansione o altri disturbi, non aspettare che una fotografia o un’app stabiliscano da che cosa dipendono.

Anche il cane richiede attenzione

Il controllo dei compagni di ricerca a quattro zampe era un punto specifico del testo PFT. La prevenzione va concordata con il veterinario, scegliendo prodotti adatti all’animale e alle sue condizioni. Non si trasferiscono automaticamente al cane prodotti e indicazioni destinati alle persone.

Un estrattore per zecche usato sul mantello di un cane
Il dispositivo va impiegato secondo le istruzioni; per prevenzione e gestione delle zecche sul cane il riferimento è il veterinario. Fotografia dall’archivio PFT.

Al rientro, esamina anche il mantello del cane e segnala al veterinario eventuali dubbi. La foto mostra uno strumento utilizzato su un animale e non costituisce una guida valida per qualsiasi dispositivo. Preparare il controllo e sapere a chi rivolgersi permette di gestire l’episodio senza improvvisare trattamenti.

Adattamento del testo di Andrea Oppicelli «Le punture di zecca: come comportarsi», archivio PFT. Indicazioni sanitarie riviste il 19 ottobre 2026.

Fonti per la revisione: ISS/EpiCentro, Zecche; CDC, What to Do After a Tick Bite.

Testo tratto dall’archivio PFT e rivisto il 19 ottobre 2026.