Scarponi da funghi: la sicurezza comincia dai piedi

Suola, calzata, lacci e manutenzione: come valutare gli scarponi per il bosco e riconoscerne i limiti sul terreno bagnato.

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Un sentiero attraversa un bosco con terreno irregolare
Un sentiero nel bosco. Immagine dall’archivio PFT.

Dall’archivio PFT 61, luglio 2016. Testo rivisto e aggiornato il 19 ottobre 2026.

La ricerca dei funghi porta l’attenzione verso il sottobosco, ma il cammino continua a richiedere cura. Foglie, radici, fango e pendenze accompagnano gli spostamenti anche quando il percorso sembra familiare. Le scarpe sono il punto di contatto con questo terreno: calzata, suola e condizioni della calzatura meritano una verifica prima dell’uscita.

Non serve scegliere lo scarpone più pesante o quello con l’aspetto più tecnico. Occorre una calzatura adatta al percorso, che permetta di muoversi comodamente e che si conosca già. Nell’articolo PFT «La ricerca parte dal basso… Scarponi & Co.» Nicolò Oppicelli affrontava proprio il rapporto fra caratteristiche della scarpa e uso reale nel bosco.

Cominciare dal terreno che si percorrerà

Un sentiero regolare e un pendio con pietre, ramaglie e vegetazione fitta pongono esigenze diverse. La scelta deve considerare la durata dell’uscita, i dislivelli e la possibilità di trovare terreno bagnato. La familiarità con un luogo non rende superflua questa valutazione: basta una variazione delle condizioni per cambiare la qualità dell’appoggio.

Gli scarponi da escursionismo offrono soluzioni con pesi, tomaie e rigidità differenti. Un modello molto rigido, pensato per impieghi diversi, può risultare scomodo; uno troppo leggero per il percorso può lasciare esposti agli urti e alle abrasioni. Il sostegno deve accompagnare il movimento, senza essere interpretato come una garanzia contro cadute o distorsioni.

Scarponi da escursionismo durante il cammino su un sentiero
La calzatura va valutata in rapporto al percorso e alla comodità durante il cammino. Archivio PFT / Can Stock Photo; autore non indicato nella copia d’archivio.

La prova conta più della misura scritta sulla scatola

Il numero è soltanto un punto di partenza. La forma del piede, il volume della scarpa e l’allacciatura incidono sulla calzata. Prova entrambi gli scarponi, indossa le calze che porterai nel bosco e cammina per il tempo consentito dal negozio. Un fastidio evidente non va liquidato come un dettaglio che scomparirà sicuramente con l’uso.

Se è disponibile una rampa di prova, osserva che cosa accade in discesa: il piede non dovrebbe scivolare in avanti fino a urtare ripetutamente con le dita. Controlla anche che il tallone non si muova in modo fastidioso e che non compaiano punti di pressione. Sono riscontri concreti, più utili del confronto fra due modelli basato soltanto sul peso o sul prezzo.

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Provali come li userai
Indossa le calze dell’escursione, chiudi correttamente i lacci e prova più modelli. Valuta comodità e stabilità camminando: una scarpa che comprime o lascia scivolare il piede richiede una scelta diversa, non una giornata intera nel bosco per convincersi.

Battistrada e suola: guardare anche sotto

Il battistrada è la parte della suola che entra in contatto con il terreno. Il disegno dei tasselli e lo stato della gomma vanno osservati insieme: una scolpitura consumata non svolge più lo stesso lavoro di quando la scarpa era nuova. Il controllo deve riguardare anche i bordi e i punti in cui la suola è unita alla tomaia.

La presenza di fango fra i tasselli cambia la superficie che appoggia a terra. Può essere necessario fermarsi in una posizione stabile per liberare il battistrada, senza proseguire distrattamente soltanto perché la meta è vicina. Nessuna suola rende innocua ogni superficie: roccia bagnata, legno e foglie richiedono comunque attenzione e scelta dell’appoggio.

Dettaglio del battistrada di uno scarpone sporco di fango
Tasselli consumati, fango e distacchi della suola sono aspetti da controllare prima e durante l’uscita. Archivio PFT / Can Stock Photo; autore non indicato nella copia d’archivio.

Acqua e traspirazione: conoscere i limiti

Le calzature possono impiegare membrane e costruzioni studiate per contrastare l’ingresso dell’acqua. Questo non elimina la necessità di manutenzione né impedisce all’acqua di entrare dall’apertura superiore. Anche le condizioni d’uso e lo stato della tomaia contano: una promessa commerciale non equivale alla certezza di avere sempre il piede asciutto.

Prima di applicare prodotti o trattamenti, consulta le indicazioni del produttore per i materiali di quel modello. Dopo un’uscita umida, pulizia e asciugatura fanno parte della cura della scarpa. Non occorre improvvisare con fonti di calore intenso: il criterio è conservare l’attrezzatura secondo le istruzioni previste, per poterla controllare e utilizzare ancora.

Lacci e calze fanno parte della calzatura

L’allacciatura deve trattenere il piede senza creare compressioni dolorose. Durante il cammino può essere utile fermarsi e regolarla, soprattutto quando si avverte che il piede si muove diversamente nella scarpa. I lacci vanno sistemati in modo che non restino liberi di impigliarsi nella vegetazione o di finire sotto la suola.

Una calza che forma pieghe o rimane molto umida può rendere scomoda anche una buona calzatura. Il ricambio, se previsto, deve restare asciutto nello zaino. È un dettaglio semplice ma concreto: portare un secondo paio nello stesso vano dei capi bagnati ne riduce l’utilità proprio quando sarebbe necessario cambiarle.

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Il controllo prima di uscire
Guarda suola, cuciture e punti di incollaggio, poi verifica lacci e chiusure. Se noti distacchi, parti rotte o un’usura che ti lascia dubbi, risolvi il problema prima della partenza: il sentiero non è il posto adatto per scoprire quanto dureranno.

Gli scarponi aiutano, la prudenza resta necessaria

Il Soccorso Alpino richiama l’importanza di calzature adeguate per i cercatori di funghi. Gli stivali di gomma non vanno scelti automaticamente soltanto perché il bosco è umido: impermeabilità, tenuta sul terreno e sostegno sono aspetti differenti. La valutazione deve riguardare l’intero percorso, comprese la discesa e la stanchezza del rientro.

Quando il terreno supera ciò che si è preparati ad affrontare, la scelta utile è modificare il percorso o tornare indietro. La scarpa resta uno strumento, non un’autorizzazione ad attraversare qualsiasi pendio per raggiungere un fungo. La comodità ha valore proprio perché permette di prestare attenzione a dove si mettono i piedi, invece di dover gestire continuamente il fastidio della calzata.

Adattamento dell’articolo di Nicolò Oppicelli «La ricerca parte dal basso… Scarponi & Co.», archivio PFT.

Fonti per la revisione: CNSAS, consigli per i cercatori di funghi.

Testo tratto dall’archivio PFT e rivisto il 19 ottobre 2026.