Il coltellino da funghi: scegliere un compagno di escursione
Lama, impugnatura e spazzolino: scegliere e usare il coltellino con attenzione, conservando integri i funghi destinati al controllo.
Dall’archivio PFT 116, luglio 2021. Testo rivisto e aggiornato il 19 ottobre 2026.
Il coltellino da funghi è un attrezzo semplice, ma accompagna molte operazioni diverse: osservazione, pulizia e, quando occorre, preparazione di una sezione per lo studio. La scelta dovrebbe partire da ciò che si farà davvero. Comodità dell’impugnatura e uso controllato contano più dell’aspetto del manico o del numero degli accessori.
Il testo PFT dedicato a cesto e coltellino descriveva sia i modelli specifici, spesso dotati di lama ricurva e spazzolino, sia i coltelli più tradizionali portati dagli appassionati. L’oggetto può avere anche un valore affettivo, ma nel bosco deve rimanere prima di tutto uno strumento che si sa utilizzare e riporre correttamente.
Scegliere una lama che si riesca a controllare
Una lama lunga non è automaticamente più utile. Per molte operazioni di pulizia è preferibile poter eseguire movimenti piccoli e precisi, mantenendo una buona presa. La forma ricurva di diversi modelli da funghi può risultare comoda per alcuni lavori, ma non sostituisce la pratica né rende ogni gesto ugualmente sicuro.
Prima dell’acquisto conviene osservare anche il meccanismo di apertura e chiusura. Bisogna poterlo usare senza forzare, capendo come si comporta quel particolare modello. Un coltello che non si riesce a richiudere comodamente o che lascia dubbi sul funzionamento richiede una verifica prima di portarlo nel bosco.
Impugnatura e posizione delle mani
Il manico deve consentire una presa comoda e stabile. Nel sottobosco le mani possono essere umide o sporche di terra: è una condizione da considerare quando si valuta l’impugnatura, non un dettaglio da scoprire soltanto durante l’uso. Anche la posizione dell’altra mano deve rimanere visibile e fuori dalla traiettoria della lama.
Per lavorare sul fungo occorre fermarsi in una posizione stabile. Non si eseguono tagli mentre si cammina né si continua un’operazione quando il terreno richiede di recuperare l’equilibrio. Prima viene la stabilità della persona, poi la pulizia dell’esemplare: il fungo può attendere di essere sistemato.
Richiudi il coltello pieghevole o riponi quello a lama fissa nella custodia prevista. Non tenerlo aperto in mano per essere pronto al fungo successivo. Prima di ripartire, controlla di averlo effettivamente rimesso al suo posto.

Lo spazzolino e la pulizia sul campo
Lo spazzolino presente su alcuni modelli permette di rimuovere delicatamente parte del terriccio e dei residui superficiali. Il vantaggio pratico è avere il piccolo utensile insieme al coltello, senza doverlo cercare nello zaino. La sua presenza, però, non cambia lo scopo dell’operazione: liberare il fungo dai residui senza distruggere i caratteri che si devono osservare.
La pulizia non va confusa con la preparazione per la cucina. Nel bosco non occorre rendere ogni esemplare perfettamente rifinito; occorre piuttosto conservarlo in modo che possa essere esaminato. Un passaggio aggressivo della lama può togliere strutture che poi non sarà più possibile recuperare dal solo cappello.

Per il controllo, la base del gambo va conservata
L’AUSL di Bologna indica di presentare al controllo funghi interi, freschi e in buono stato, senza taglio del gambo o eliminazione di altre parti. La base non è quindi uno scarto da rimuovere preventivamente per alleggerire il cestino. Il coltello non deve diventare la ragione per perdere informazioni necessarie al micologo.
Se il fungo è destinato al controllo micologico, conserva anche la base del gambo e non eliminare altre parti prima dell’esame. Il parere riguarda gli esemplari presentati: porta tutta la raccolta, non soltanto un campione scelto a casa.
Dove riporlo, senza perderlo e senza intralciarsi
L’articolo PFT richiamava una dimenticanza frequente fra gli appassionati: posare il coltello durante la ricerca e poi allontanarsi. Il posto in cui lo si ripone dovrebbe essere sempre riconoscibile. Una tasca adatta o una custodia dedicata aiutano a sapere dove si trova l’attrezzo, prima di accorgersi che non è più con noi.
Un sistema di trattenuta deve essere compatibile con il modo in cui ci si muove e non lasciare elementi liberi di impigliarsi. Non basta aggiungere un cordino per risolvere ogni problema. Il coltello deve restare riposto e la sistemazione non deve ostacolare mani, passo o uso degli altri oggetti.
Cura dell’attrezzo e preparazione dell’uscita
Al rientro, rimuovi i residui e segui le istruzioni del produttore per pulizia, asciugatura e manutenzione. Il controllo riguarda anche il manico e il meccanismo di chiusura, non soltanto il filo della lama. Se qualcosa si muove o funziona in modo anomalo, il problema va risolto prima di utilizzare nuovamente l’attrezzo.
La preparazione comprende infine una scelta semplice: portare ciò che si sa usare. Un coltellino affidabile, tenuto in ordine e riposto ogni volta, è più utile di un attrezzo complesso che richiede continuamente attenzione al proprio funzionamento. Nel bosco il tempo va dedicato all’osservazione dei funghi e al percorso, mantenendo entrambi al centro della ricerca.
Adattamento del testo «Il cesto e il coltellino», conservato nell’archivio PFT. Il fascicolo di archivio è PFT 116, luglio 2021.
Fonti per la revisione: AUSL Bologna, controllo dei funghi raccolti.
Testo tratto dall’archivio PFT e rivisto il 19 ottobre 2026.