Abbigliamento nel bosco: vestirsi a strati per cercare funghi
Come scegliere strati, pantaloni, protezione dalla pioggia e ricambi per muoversi nel bosco con comodità e attenzione alla sicurezza.
Dall’archivio PFT 84, luglio 2018. Testo rivisto e aggiornato il 19 ottobre 2026.
L’abbigliamento di chi cerca funghi deve accompagnare un’attività fatta di cammino, soste e movimenti ravvicinati al terreno. Si sale, ci si china per osservare un esemplare, ci si ferma a fotografarlo e poi si riparte. Nel frattempo cambiano l’esposizione al sole, il vento e l’umidità. Vestirsi bene significa poter adattare la protezione durante l’uscita, senza ostacolare i movimenti.
Il punto di partenza è il percorso previsto, insieme alla stagione e alle condizioni meteorologiche. La preparazione non può dipendere soltanto dalla temperatura davanti alla porta di casa: contano l’ambiente che si raggiungerà e il tempo che vi si trascorrerà. Il testo dell’archivio PFT dedicato all’abbigliamento insisteva proprio sulla possibilità di modificare gli strati mentre si cammina.
Vestirsi a strati: ogni capo deve avere una funzione
Il sistema a strati consente di aggiungere o togliere un capo con maggiore gradualità rispetto a un unico indumento molto pesante. A contatto con la pelle serve un tessuto confortevole, che gestisca l’umidità; sopra si può aggiungere uno strato isolante, mentre all’esterno occorre una protezione adeguata al vento e alla pioggia. Non è necessario indossare tutto contemporaneamente.
È utile regolare l’abbigliamento prima di essere completamente sudati, anziché attendere la fine della salita. Anche la sosta richiede attenzione: quando ci si ferma per osservare, fotografare o confrontare una raccolta, il livello di attività cambia. I capi da rimettere devono essere accessibili, senza dover svuotare ogni volta lo zaino sul terreno.
Una maglia e un paio di calze di ricambio servono davvero se rimangono protetti dall’acqua. Tienili separati dagli indumenti già umidi e in un involucro adatto all’interno dello zaino.
Il primo strato e i capi intermedi
La scelta del tessuto va fatta pensando a quanto si camminerà e a quanto facilmente si suda. Il cotone tende a trattenere l’umidità e può risultare poco pratico come unico strato a contatto con la pelle durante un’attività sostenuta. Le maglie tecniche ad asciugatura rapida sono una possibilità, da valutare per vestibilità e comfort, senza affidarsi soltanto alle scritte sull’etichetta.
Per lo strato intermedio il pile è una soluzione già discussa nel testo PFT: è disponibile in pesi diversi e si può togliere, ripiegare e riporre con facilità. Conta soprattutto che i capi lavorino bene insieme. Una maglia troppo stretta sotto un’altra può limitare i movimenti; un insieme troppo voluminoso diventa scomodo quando si indossa anche la giacca.
Pantaloni lunghi e libertà di movimento
I pantaloni devono permettere di camminare, piegare le ginocchia e accovacciarsi senza tirare. Nel bosco la resistenza del tessuto assume un ruolo concreto: ramaglie, rovi e contatti con il terreno fanno parte dell’ambiente di ricerca. Copertura delle gambe e comodità vanno quindi valutate insieme, senza scegliere un capo soltanto perché è leggero.
Prima dell’uscita è utile controllare tasche, chiusure e passanti. Un contenuto che sporge o un oggetto appuntito lasciato libero può rendere scomodo anche un buon pantalone. Il coltellino va riposto nella propria sede, richiuso; la possibilità di raggiungerlo facilmente non deve tradursi nel portarlo aperto durante gli spostamenti.

Pioggia e vento: la giacca deve esserci davvero
La protezione esterna va scelta insieme al resto dell’equipaggiamento. Una giacca deve consentire l’uso del cappuccio, lasciare muovere le braccia e convivere con gli spallacci dello zaino. Il modo più semplice per accorgersi di una difficoltà è provare la combinazione completa prima di partire, con le tasche e le chiusure effettivamente utilizzate.
La mantella e la giacca non sono intercambiabili in ogni situazione: hanno ingombri, aperture e modalità d’uso differenti. La scelta deve tenere conto anche della vegetazione e dei movimenti necessari lungo il percorso. Il punto non è trovare un capo valido per qualsiasi bosco, ma conoscere i limiti di ciò che si porta e poterlo indossare quando serve.
Calze, copricapo e dettagli che contano
Le calze devono essere compatibili con le calzature e non formare pieghe fastidiose. Nel testo PFT si suggerivano modelli da escursionismo, con spessori differenziati e una buona aderenza al piede. La prova degli scarponi va fatta proprio con le calze che si useranno, perché cambiare molto lo spessore modifica la sensazione di spazio all’interno della scarpa.
Anche il copricapo va scelto in funzione delle condizioni previste: una protezione leggera per il sole svolge un compito diverso da un berretto per il freddo. Guanti e capi di riserva devono essere dimensionati alle necessità dell’uscita. Avere molti accessori non compensa una combinazione di indumenti scomoda o una protezione dalla pioggia dimenticata a casa.
Il Soccorso Alpino consiglia un abbigliamento adeguato e possibilmente non mimetico. I colori riconoscibili aiutano a distinguere chi cammina dal fondo del bosco: la discrezione nella ricerca non dovrebbe prevalere sulla visibilità.
Controllare l’insieme, non soltanto il singolo capo
Prima di partire, indossa lo zaino e compi i movimenti che farai sul terreno: piega le gambe, solleva le braccia, raggiungi le tasche e prova il cappuccio. Un equipaggiamento funziona quando i pezzi restano comodi anche insieme. La scelta migliore è quella che permette di muoversi con attenzione, fermarsi quando occorre e cambiare gli strati senza complicazioni.
Al rientro conviene separare i capi asciutti da quelli bagnati, far asciugare l’attrezzatura secondo le indicazioni del produttore e controllare ciò che ha subito abrasioni. Preparare l’uscita successiva comincia anche da qui: dal riporre indumenti utilizzabili, senza scoprire sul sentiero una chiusura rotta o un ricambio ancora umido.
Adattamento del testo «Abbigliamento nel bosco», archivio PFT.
Fonti per la revisione: CNSAS, consigli per i cercatori di funghi.
Testo tratto dall’archivio PFT e rivisto il 19 ottobre 2026.